• 16 Luglio 2019
    Due fake news, una piccola verità e una verità scomoda. 
  • Due fake news, una piccola verità e una verità scomoda. 


    1. Fake news  
    "La maggior parte degli editori e delle librerie condividono un giudizio negativo sul provvedimento", sostiene Franco Ricardo Levi presidente AIE. 
    FALSO: le tre associazioni di categoria che rappresentano centinaia di editori indipendenti e i librai (ALI, SIL, ADEI) sostengono la nuova legge. 
    Rivedere la legge Levi (che porta il nome dell'ex senatore oggi presidente AIE) farebbe abbassare il tetto massimo di sconto al 5% e questo  toglierebbe i grandi gruppi (che - anomalia tutta italiana - detengono tutta la filiera editore/distributore/libreria/e-commerce) dalla posizione di privilegio che si sono ritagliati nel 2011 con una legge ad hoc. La legge attuale fissa il tetto massimo di sconto al 15% vietando ad Amazon (che potrebbe) di fare sconti più alti, e mettendo d'altra parte le librerie indipendenti nella condizione di non poter fare così tanto sconto al cliente e sostenere la concorrenza delle librerie di catena. 
    "Il prezzo è giusto, i libri non possono valere poco, svendere danneggia mercato e novità" oppure "la regolamentazione del prezzo è la norma in Europa", parole di Stefano Mauri (ad di Gems, oggi contrario a una revisione della legge) nel 2011 prima dell'approvazione della Legge Levi (qui tutto l'articolo --> https://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/26/il-prezzo-e-giustoi-libri-non-possono-valere-poco/153554/). 
    Infine, una domanda per Stefano Feltri: se la revisione della Legge è una misura corporativa dei librai indipendenti (come scrive sul suo quotidiano), la Legge Levi così com'è non è una misura corporativa dei grandi gruppi editoriali? 


    2. Un'altra fake news.
    "Giudichiamo questo testo contrario agli interessi delle famiglie e degli italiani", sostiene sempre Franco Ricardo Levi, AIE. 
    FALSO - Il mercato editoriale italiano vende ogni anno un po' meno copie a un po' meno lettori. Costantemente dal 2008 a questa parte. Sconti, promozioni, l'arrivo stesso di Amazon (che permette a chiunque potenzialmente di accedere a qualunque libro desideri in qualunque parte del mondo) non hanno migliorato le condizioni del mercato, non hanno permesso di vendere più libri e nemmeno di far crescere il numero di lettori in Italia. (Su questo enorme problema torneremo sotto, al punto 4).  
    Ciononostante negli ultimi anni il fatturato del mercato editoriale è rimasto stabile, come mai? La risposta è che il prezzo di copertina dei libri si è alzato e anche con lo sconto, quel libro le famiglie italiane lo stanno pagando più che in passato.   
     

    3. Una piccola verità: i librai non sono panda.  
    Regolamentare il mercato editoriale è giusto: c'è chi scambia i librai per dei panda in via d'estinzione che vogliono essere salvati, ma noi non vogliamo essere salvati. Vogliamo condizioni di mercato uguali per tutti, così chi è bravo va avanti e anche i clienti, i lettori, sono più contenti perchè ricevono un servizio migliore. Difendiamo il prezzo fisso (quello che ogni editore decide liberamente di applicare ad ogni suo libro) non per penalizzare i lettori e le lettrici, ma perché siamo conviti che sia un passo importante (non l’unico) per salvaguardare i libri e il pluralismo editoriale. I prezzi di copertina dei libri sono aumentati negli ultimi anni non "nonostante gli sconti" ma "a causa degli sconti": come potevano altrimenti gli editori permettersi l'uscita di novità già con lo sconto del 15%? 
    Infine le librerie fisiche sono un presidio culturale sul territorio, poli di diffusione della lettura e del confronto delle idee. Senza la presenza delle librerie e della loro azione, siamo tutti più poveri.

     
    4. Una verità scomoda: questa legge non basta a promuovere la lettura.
    Non basta regolamentare il mercato per promuovere la lettura in Italia. 
    La lettura non si promuove con gli sconti, non si promuove pubblicando libri tutti uguali, non si promuove con il marketing perchè i libri non sono un prodotto di consumo. Non serve nemmeno lamentarsi di internet (che comunque ci risulta arrivato anche negli altri paesi d'Europa dove continuano a leggere molto più di noi). Le politiche di promozione della lettura hanno bisogno di misure diversificate, complessive e coerenti che vanno inserite in un ampio disegno di promozione della cultura in tutti i suoi aspetti e di lunga durata. Ci sembra incongruente, giusto per fare un esempio, aumentare un pochino i finanziamenti al CEPELL e tagliare di 4 miliardi quelli all’istruzione pubblica.